No, je ne regrette rien

Sono giorni strani questi. La fine forse lo è sempre, strana. E in questi giorni vivo in uno strano limbo sospeso tra l’anno che sta per concludersi e quello nuovo che deve iniziare.

Leggo spesso di tante persone che a fine anno tirano le somme, fanno bilanci ed esaminano quello che è stato. Io sinceramente non l’ho mai fatto, non so, forse non ne ho mai sentito il bisogno. Ma quest’anno è diverso. Non so esattamente cosa ci sia di diverso, ma è così.

E quindi eccomi qui a ripercorrere con la mente questo 2019 che volge al termine. E’ stato un anno difficile, tosto. Tante volte dietro a progetti e colori si sono nascoste lacrime, ansie, paure, rabbia e difficoltà. E’ stato anche un anno pieno di soddisfazioni e sogni realizzati. Ci sono stati buoni progetti. E altri meno. E altri ancora completamente sbagliati. Quando si scivola e si sbatte la testa fa male. Ma poi ci si rialza. E come dico sempre quando insegno, sbagliare è sano e necessario. Perché poi, la volta dopo, sai che quello sbaglio non lo farai più. Perché fa crescere. In tutti i sensi.

Tempo fa c’erano degli amici che mi avevano soprannominata Ienni Capoccia, per la mia naturale predisposizione a prendere capocciate epiche. Tanto per dire, l’ultima volta è successo la sera della vigilia di Natale, contro lo spigolo di un’antina della cucina. Un male che non sto neanche a raccontarvelo. Ma dopo ogni capocciata (e ogni relativo bernoccolo), ci si rialza. Con la testa magari un po’ ammaccata, ma più dura di prima.

Ecco, questo nuovo anno che sta per arrivare lo aspetto con tutte le mie ammaccature, tutti gli sbagli e tutti gli scivoloni fatti nel 2019. Perché, come cantava Edit Piaf “no, je ne regrette rien”.

Tiè, ciàpa su e porta a cà.

Questo è il mio #bestnine2019. Instagram dixit. Mi piace, mi ci ritrovo.

E ci ritrovo voi che mi avete seguito, supportato e sopportato per tutto quest’anno. Grazie per tutte le vostre parole, per tutti i sorrisi e gli abbracci. Non avete idea di quante volte mi avete tenuto a galla. Grazie davvero di cuore.

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E adesso, mio caro 2020, je repars à zéro.

E poi vediamo chi ha la testa più dura. 😎

COME PORTI I CAPELLI BELLA BIONDA?

Ci sono giornate in cui non c’è niente da fare, si ha voglia di qualcosa, ci si fissa e finché non la si soddisfa la non ci si mette il cuore in pace. Tipo quando si vede una Glimps di cui ci si innamora a prima vista e finché non la si ha tra le mani, non si sta tranquilli. Oppure quando ti prende una voglia smisurata di Nutella, e ovviamente, in casa non ce n’è. Alzi la mano chi non è uscito apposta per prendere l’ambito barattolo di crema cioccolatosa solo perché ne aveva una voglia matta. Ecco, la nostra storia di oggi racconta proprio di una di quelle voglie, per cui si è disposti a tutto. In fondo a chi non è mai venuta voglia di mangiarsi dei Raperonzoli? No, no, non parlo di biondine, ma di una specie di rapa. Come dite, non sapevate che la capellona più famosa della storia prende il nome da una rapa? Allora sarà il caso di cominciare dal principio…

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C’erano una volta un uomo e una donna che desideravano da tempo un bambino. Quando finalmente la donna fu in dolce attesa, le presero le classiche voglie di quel periodo e cominciò a stressare il marito: ho voglia di Litchis, e che caspita sono?, vammi a prendere delle fragole, ma è dicembre, ho proprio voglia di sushi, non puoi sei incinta, una bella fetta di salame?, nemmeno, voglio quei raperonzoli che crescono nel giardino della vicina, ma è una maga poi si arrabbia, e ma insomma sono stufa se non mi porti i raperonzoli io non mangio più. Ecco più o meno una cosa del genere. E la donna si impuntò a tal punto che cominciò a dimagrire a vista d’occhio. Preoccupato, il marito cedette e di nascosto rubò dal giardino della maga vicina una manciata di raperonzoli. La moglie se li mangiò tutta soddisfatta, ma manco a dirlo la voglia si triplicò e costrinse il marito a procurargliene degli altri. Quando però l’uomo tornò nel giardino della vicina, venne colto sul fatto dalla maga: a-ah ecco chi ruba i miei raperonzoli! L’uomo si scusò e raccontò delle voglie della moglie: sai è un casino, mia moglie è incinta e ha le voglie, poi si arrabbia e non mangia più, i litchis dove caspita li trovo, i tuoi raperonzoli invece sono qui a portata di mano… La maga ascoltò le scuse dell’uomo e acconsentì a fargli prendere tutti i raperonzoli che voleva (che carina), ma a una condizione: una volta nato, il bambino se lo sarebbe preso lei (che carin… ah no). L’uomo non ci pensò su due volte e acconsentì. Ecco, una delle cose che amo di più nelle favole dei Grimm, sono le certezze: se c’è di mezzo un genitore, si può stare sicuri che in un modo o nell’altro riuscirà a disfarsi della propria prole, ah che bellezza.

Quando la moglie mise al mondo una bella bambina, ecco comparire la maga che decretò che la piccola si sarebbe chiamata Raperonzolo e senza aggiungere altro la prese e se la portò via. Che poi, io dico, d’accordo che c’è di mezzo la faccenda delle rape rubate, ma se il padre avesse rubato che so dei carciofi, questa povera innocente si sarebbe chiamata Carciofa?? Va bè, evviva la fantasia. Ad ogni modo, da questo punto in poi, mi dispiace disilludervi subito, ma i genitori spariscono nel nulla. Niente, non si pongono il minimo problema e i nostri amici Grimm non se ne curano più. Alla faccia di casa Disney dove invece sti poveri genitori diventano matti per 18 anni a cercare la figliolina rapita e ad accendere lanterne che manco al capodanno cinese.

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Ma torniamo a noi. Raperonzolo manco a dirlo divenne una bambina bellissima, ma quando compì 12 anni, la maga decise di punto in bianco di rinchiuderla in una torre. E tanti saluti a Freud, a Jung e agli archetipi, che i Grimm ci sono arrivati prima. La torre era ovviamente altissima e sprovvista di porte, con una piccola finestrella come unico spiraglio sul mondo. Da quest’unica apertura la maga andava e veniva servendosi invece che di una scala, come ogni persona di buon senso, dei capelli di Raperonzolo che nel frattempo, non ci è dato sapere per quale arcano motivo, non essendo mai stati tagliati erano divenuti lunghissimi. Mi spiace deludervi di nuovo, non ci sono capelli magici, solo capelli sali-scendi.

Un bel giorno passò di lì un giovane principe che sentì Raperonzolo cantare. Restando incantato dalla bella voce, cercò di capire come raggiungere la giovane canterina, non riuscendo però a trovare un modo per entrare nella torre. Quand’ecco che vide arrivare la maga e le sentì dire: “oh, Raperonzolo, sciogli i tuoi capelli che per salir mi servirò di quelli”. Il giorno seguente allora, tornò alla torre e recitò anche lui la tiritera rimata per salire dalla sua bella. Inutile dire la sorpresa di Raperonzolo, quando al posto della vecchia maga si vide comparirle innanzi un giovane principe. Ovviamente i due, che ve lo dico a fare, si innamorarono e presero a frequentarsi assiduamente durante l’assenza della maga, finchè un giorno la nostra bionda (che è bionda lo decidiamo noi, non ce ne vogliano i Grimm), non se ne uscì con una frase poco felice: ditemi signora, com’è che pesate molto di più del mio principe? Ecco, diciamo che Raperonzolo non spiccava proprio per intelligenza. Figuratevi la maga: non solo aveva scoperto che un giovane frequentava la fanciulla che lei si era tanto preoccupata di tenere fuori dalla portata di chicchessia, ma la suddetta giovane le aveva pure detto, nemmeno troppo velatamente, che era grassa. Incavolata nera, non ci pensò due volte e, cito testualmente, “zic, zac” le tagliò i lunghi capelli. Dopodichè la prese e la abbandonò in un deserto. Se volete un consiglio spassionato, evitate di dire in un colpo solo a una maga che l’avete fregata e che è pure grassa. Che poi è un casino. Raperonzolo fu costretta a vivere miseramente nel deserto e dopo un certo periodo di tempo, diede alla luce due gemelli (sissignori, i due giovani mica passavano il tempo a chiacchierare e a pettinare bambole, che vi credevate?). Nel frattempo il principe, ignaro di tutto tornò alla torre, la maga gli calò i capelli tagliati e lo fece salire, spiattellandogli in faccia che la sua bella non c’era più, tiè. Per la disperazione il principe allora si gettò dalla torre. No, tranquilli, è un imbecille ma non muore mica, no, rimane solo accecato e comincia ad errare per i boschi cibandosi solo di erbe e radici (rape, ndr). Che come caspita si faccia ad accecarsi buttandosi da una torre poi è ancora da capire, ma tant’è.

Alcuni anni più tardi, il nostro cieco ed errabondo principe capitò nello stesso deserto in cui viveva Raperonzolo (quando si dice ‘na botta di…) e sentendone la voce la riconobbe. I due, increduli e felicissimi, si abbracciarono e due lacrime della nostra ex-capellona bagnarono gli occhi del principe, che per magia tornò a vedere come prima. Fine. Sì, fine. Questo è il massimo del lieto fine che i Grimm ci regalano. A piacimento possiamo immaginarci una simpatica casetta nel deserto dove l’allegra famigliola visse felice e contenta. Oppure per i più fantasiosi, potremmo donare un briciolo di lume ai nostri due giovani e farli tornare a vivere nel regno del principe. Ma conoscendo i Grimm trovo più verosimile la prima.

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Morale della favola: se vi dovesse venire una voglia irrefrenabile di rape, ma non ne avete, lasciate perdere e nel dubbio buttatevi su un barattolo di Nutella, che in fondo è sempre la scelta migliore.


Per questo progetto ho utilizzato: Glimps Raperonzolo

Qui potete trovare l’articolo originale per il meraviglioso blog Glimps: http://glimpsbyparticolarte.blogspot.com/2019/03/come-porti-i-capelli-bella-bionda.html

WELCOME DECEMBER

Buongiorno a tutti! Finalmente è arrivato il mese più magico dell’anno, con tutte le sue luci, i suoi profumi di dolci invitanti, gli addobbi colorati e l’attesa del Natale… e visto che io in questo periodo torno un po’ bambina, ho voluto festeggiare questo momento che per me apre ufficialmente il periodo natalizio, realizzando una card che vede un abbinamento forse a prima vista un po’ insolito.

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Ho deciso infatti di utilizzare uno dei dolcissimi timbri di Wild Rose Studio e abbinarlo a una carta del set di Dovecraft “Time to sparkle”, decisamente dai toni più decisi e scintillanti. Ma vediamo insieme la realizzazione di questa card!

Ho iniziato lavorando sul timbro di Wild Rose Studio. Trovo che davvero i soggetti di questi timbri siano di una delicatezza incredibile e per cercare di rendere al meglio questo aspetto nel risultato finale, scelgo sempre di colorarli con la tecnica del No-line-coloring, ovvero una tecnica che prevede che i contorni dell’immagine non siano stampati con l’inchiostro nero e che quindi non risultino troppo netti. Al contrario, l’effetto che si otterrà sarà quello di avere dei contorni delicati dati soprattutto dal contrasto tra luci ed ombre.

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Il primo passo è stato quello di timbrare l’elefantino, invece che con un inchiostro nero, con una tonalità molto chiara di Distress Ink (in questo caso ho utilizzato l’Antique Linen). Si può scegliere anche un’altra tipologia di inchiostri, ma i Distress Ink (e ovviamente anche i Distress Oxide) hanno la particolarità di essere acquerellabili, il che vuol dire che nel momento in cui io andrò a colorare il mio soggetto con appunto una tecnica acquerellata, il contorno tenderà a sfumarsi automaticamente e a rimanere meno netto.

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Una volta effettuata la timbrata, ho iniziato a colorare la pallina e il cappellino. Ho scelto delle tonalità che potessero poi armonizzarsi bene con il set di carte che ho deciso di usare per questo progetto. Per questo motivo la scelta del colore della pallina e del cappellino è ricaduta sul Pumice Stone, piuttosto che su un classico colore natalizio. Ho steso il colore iniziando già a dare un’idea delle luci e delle ombre del mio soggetto. Per abitudine personale, sono partita dal punto dove volevo cadesse l’ombra, tirando poi il colore con il pennellino umido verso la zona di luce, ma si può benissimo anche partire col pennello molto scarico dalle zone più chiare e poi scurire man mano.

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Sono passata poi a dare una prima mano di colore all’elefantino utilizzando l’Iced Spruce procedendo esattamente come per la pallina e il cappellino.

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A questo punto, ho utilizzato una matita acquerellabile (Prismalo Caran d’Ache 999.005, ma va benissimo una matita anche di altre marche, purchè appunto acquerellabile), per dare un po’ più di marcatura alle linee e per scurire un po’ le ombre dell’elefantino, stendendola prima a secco e poi ripassando con un pennellino umido per dare omogeneità.

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Sono passata quindi a stendere il Victorian Velvet nell’interno delle orecchie e sotto le zampe, anche qui cercando di marcare già un po’ le ombre.

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Una volta dati i colori di fondo, ho continuato marcando maggiormente le ombreggiature con la Prismacolor Premier nera. Sempre con la Prismacolor ho marcato un po’ le linee, i dettagli del musino dell’elefante e il pelo del cappellino.

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Con un pennarellino indelebile Pentel color oro a punta fine ho dato risalto alle stelle della pallina e con un Uniposca bianco sempre a punta fine, ho dato risalto ai ciuffi del pelo del cappellino.

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In ultimo, con il Distress Ink nella tonalità Abandoned Coral, ho dato un tocco di colore alle guance dell’elefantino.

In tutta questa parte di colorazione ho sempre volutamente ignorato la linea della corda che sostiene la pallina perché come vedrete, andremo a realizzarla diversamente.

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Terminata la parte della colorazione, ho ritagliato accuratamente il mio elefantino. In linea generale, preferisco tagliare a filo un soggetto quando lo devo inserire in una card, perché mi sembra che dia un effetto più realistico, ma si può benissimo anche scegliere di tagliare il nostro soggetto lasciando un margine bianco di un paio di millimetri (cosa che peraltro accade anche quando si utilizza una fustella abbinata ad un timbro, almeno nella maggioranza dei casi).

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Dopo aver ritagliato l’elefantino, sono passata a realizzare la corda che tiene la pallina. Per farlo mi sono munita di un ago a punta (e asola) abbastanza grossa e di un pezzettino di filo dorato da ricamo (va benissimo anche un cordoncino dorato purché molto fine). A questo punto ho creato dei piccoli fori con l’ago in corrispondenza dei punti dove passa il filo che sostiene la pallina nel disegno originale e poi con molta delicatezza ho fatto passare il filo dorato nei fori appena fatti, bloccando una delle estremità del filo sul retro dell’elefantino. Ed ecco che magicamente il nostro elefantino si sta tenendo davvero ad una corda dorata!

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Per montare la card ho scelto una carta del set natalizio di Dovecraft (di cui mi sono innamorata a prima vista) che ho usato come sfondo su cui dondolerà il nostro elefantino. Per dare risalto alla composizione ho realizzato una cornice con una carta bianca brillantata ed infine un piccolo sentiment in gomma crepla fustellata.

Ho montato quindi la mia card, ponendo l’elefantino in posizione obliqua con del biadesivo spessorato (proprio come se stesse dondolando) e facendo attenzione a fissare l’estremità del filo dorato ancora libera sul retro della carta Dovecraft. Ho poi posizionato la cornice bianca brillantata, il sentiment fustellato e ho dato un ultimo tocco di Stickles sul pelo del cappellino. Et voilà, chi viene a dondolare con me?

 

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Vi lascio il link della pagina di ScrapMary, dove potrete trovare i prodotti che ho utilizzato per questo progetto: https://www.facebook.com/MarisaAtzeni64

Buon Dicembre e buona creatività a tutti!

STEP BY STEP

Buongiorno a tutti! Oggi voglio accompagnarvi passo passo nella realizzazione di una card dal sapore invernale e parlarvi di una tecnica di stamping che permette di ottenere degli effetti davvero particolari.

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Per realizzare questa card ho utilizzato due set di timbri, il primo di Marianne Design che ha per protagonisti dei simpaticissimi pupazzi di neve e il secondo di Craft Emotions che presenta dei soggetti tipici invernali, da realizzare timbrando in diversi step e aggiungendo a ogni timbrata dei dettagli in più ai nostri soggetti.

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Come potete vedere, ogni soggetto è identificato con una lettera e per ognuno sono presenti diversi step di timbratura.

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Sono partita col realizzare lo sfondo della card che sarà poi il nostro cielo nevoso. Ho utilizzato tre tonalità di Distress Ink, stese con il blending tool e successivamente ho creato un primo effetto neve con piccole gocce d’acqua tamponate con della carta assorbente.

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Una volta data la base del cielo, ho iniziato utilizzando il  SOGGETTO B, STEP 1 di Craft Emotions, timbrandolo in posizioni affiancate con il Distress Ink nella tonalità Pine Needles per andare a creare gli alberi che saranno in secondo piano, in ombra, nella nostra card.

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A questo punto, con l’ausilio della Stamping Buddy Pro (una platform che permette lo stamping di precisione) ho posizionato il SOGGETTO A, STEP 1, a destra degli alberelli in secondo piano e l’ho timbrato con il Versacolor in tonalità Fresh Green. Ho ripetuto la stessa operazione anche a sinistra degli alberi di sfondo.

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Successivamente, ho utilizzato il SOGGETTO A, STEP 2, posizionandolo esattamente sulla timbrata precedente e inchiostrandolo questa volta con il Distress Ink Pine Needles (non è necessario che si utilizzi un Distress, l’improtante è che in questo passaggio la tonalità di verde sia più scura di quella utilizzata nella prima timbrata). Ho ripetuto lo stesso passaggio anche per l’albero a sinistra. Ed ecco che i dettagli dei nostri alberi cominciano ad emergere.

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Per ultimo, una volta fatto asciugare bene l’inchiostro dei passaggi precedenti, ho preso il SOGGETTO A, STEP 3 e di nuovo sono andata a posizionarlo in sovrapposizione alle timbrate già effettuate, inchiostrandolo questa volta con il Versamark. Appena realizzata la timbrata ho embossato con la polvere da rilievo bianca, in modo che l’effetto fosse proprio quello della neve sui rami. Stessa cosa ho fatto per l’albero a sinistra. Ed ecco realizzati degli alberi perfettamente innevati!

In seguito ho realizzato altri tre alberelli innevati (SOGGETTO B, STEP 1,2 e 3), seguendo esattamente i passaggi fatti per gli alberi più grandi.

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Per dare più senso di tridimensionalità al paesaggio ho utilizzato il Prismacolor Premier nero scurendo gli alberi in secondo piano e creando le ombre degli alberi sulla neve, a cui è stato dato un tocco di luce con il Wink Of Stella. Da ultimo ho enfatizzato l’effetto dei fiocchi di neve che cadono con un Uniposca bianco.

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Una volta finito di realizzare lo sfondo, sono passata al soggetto da posizionare in primo piano e ho scelto un pupazzo di neve di Marianne Design che ho timbrato con inchiostro nero ed embossato con polvere trasarente. Ho colorato il mio pupazzo di neve con i Distress Ink acquerellati, ho enfatizzato le ombre sempre con il Prismacolor Premier nero, ho dato un tocco di luce con lo Stickles Diamond ed infine l’ho ritagliato.

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A questo punto ho composto la mia card, posizionando alla base un washi tape azzurro brillantato e stampando un sentiment a tema sulla sinistra, embossato poi con una polvere a rilievo olografica.

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Infine ho posizionato il puapazzo di neve con del biadesivo spessorato sulla destra della card.

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Ed ecco qui un paesaggio invernale coi fiocchi!

Vi lascio il link della pagina di ScrapMary, dove potrete trovare i prodotti che ho utilizzato per questo progetto: https://www.facebook.com/MarisaAtzeni64

Buona creatività a tutti!

ENCAUSTIC ART

Buongiorno a tutti! Oggi voglio parlarvi di una tecnica un po’ particolare che ho scoperto diversi anni fa e che permette di ottenere degli sfondi molto interessanti in pochi passaggi. Si tratta della tecnica Encaustic, che prevede l’uso di colori a cera sciolti su un apposito supporto e stesi poi su carta termoresistente.

Ma andiamo con ordine e cominciamo parlando dei materiali necessari per realizzare tutto ciò.

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All’epoca in cui io ho scoperto questa tecnica, esisteva un simpatico kit di base che comprendeva una confezione di colori, un pacchettino di carta termoresistente e un piccolo ferro da stiro (si, avete capito bene!!) necessario appunto per stendere i colori a cera. Ovviamente non si tratta di un normale ferro da stiro ma di una piastra che per comodità di utilizzo, è stata realizzata esattamente come un ferro di quelli che si usano normalmente per stirare. Attenzione: NON usate assolutamente un ferro da stiro normale (o altri elettrodomestici simili come piastre per capelli o altro), nemmeno se vecchio, perché non solo lo rovinereste irrimediabilmente, ma avendo temperature differenti e la piastra forata, non otterreste comunque l’effetto desiderato. Col tempo, visto che questa tecnica mi ha appassionato da subito, mi sono creata un piccolo arsenale di diverse tipologie di colori (dai colori base, a quelli vividi, a quelli perlati), diverse misure e tipologie di carta e in ultimo anche di attrezzi diversi dal ferro da stiro, per ottenere nuovi effetti. Ma oggi vedremo proprio come lavorare con i materiali “base” per creare uno sfondo invernale che crei l’atmosfera del Polo Nord.

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Prima di tutto, dal momento che andremo a lavorare con delle temperature abbastanza alte e con dei colori che una volta sciolti possono macchiare, vi consiglio di proteggere sempre il vostro piano di lavoro con dei fogli di giornale e di procurarvi una piccola asse di legno (o compensato o comunque un materiale resistente al calore) che sarà la vostra base di appoggio. Un’altra cosa da tenere a portata di mano è un rotolo di carta assorbente perché, come vedremo, la piastra del ferro da stiro va pulita tra un passaggio e l’altro. Pronti per cominciare? Si parte!!

Per prima cosa, una volta preparato il piano di lavoro, attaccate il ferro da stiro alla corrente e girate la manopola della temperatura su LOW (una temperatura medio bassa è più che sufficiente). Nel frattempo che il ferro si scalda (ci metterà più o meno una decina di minuti), preparatevi il foglio di carta termoresistente e scegliete i colori che volete utilizzare per il vostro progetto. In questo caso ho scelto una gamma di colori freddi, in gradazione tra l’azzurro molto chiaro, il blu e un verde marino più scuro. Inoltre ho tenuto a portata di mano anche il blocchetto di cera trasparente che ci servirà sia per diluire un po’ i colori se necessario e sia per pulire la piastra del ferro a fine lavoro.

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Una volta che il ferro è caldo e avete scelto i vostri colori, posizionate il ferro con la piastra in orizzontale rivolta verso l’alto e con movimento leggero passateci sopra il blocchetto di colore con cui volete realizzare il cielo (potete usare anche più di un colore o dare prima una passata di trasparente e poi di colore se volete un effetto più diluito e meno carico). Vedrete che istantaneamente il colore si scioglie: fate attenzione a non inclinare il ferro per non sgocciolare il colore in giro.

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A questo punto, con un movimento deciso, girate il ferro con la piastra rivolta verso il basso e proprio come se steste stirando, stendete il colore nella parte superiore della carta, andando da destra a sinistra (o viceversa, come siete più comodi). Se alla prima passata l’effetto non vi soddisfa, nessuna paura! Il bello di lavorare con dei colori a cera è che ripassando un’altra volta il ferro (magari nella direzione opposta), i colori si muoveranno di nuovo creando nuove sfumature e nuovi effetti. Se sentite che il ferro fatica a scorrere alla seconda passata, lo girate con la piastra verso l’alto, pulite la superficie semplicemente passando un foglio di carta assorbente (facendo attenzione a non scottarvi perché la piastra è calda) e poi stendete un velo di cera trasparente e ripassate.

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Questa prima operazione potete ripeterla finché il risultato non è di vostro gradimento. Tenete presente che più passate fate, più spostate il colore e il rischio è che vi rimanga un po’ meno intenso (che non per forza dev’essere una cosa negativa, dipende dall’effetto che volete ottenere). Una volta realizzato il cielo, passiamo a creare lo sfondo delle montagne.

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Rimettiamo la piastra rivolta verso l’alto, puliamo eventuali residui di colore e stendiamo solo nella parte della punta il colore che abbiamo scelto. A questo punto non gireremo come prima il ferro con la piastra piatta verso il basso, ma la terremo leggermente inclinata di lato e verso la punta (ovviamente sempre verso il basso), in modo che a contatto con la carta ci sia uno dei lati della punta, dove abbiamo steso il colore. Da questa posizione, partiamo da uno dei lati della carta e tiriamo in diagonale il ferro (sempre mantenendo l’inclinazione), muovendoci un po’ a zig-zag per creare l’effetto frastagliato delle montagne.

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Anche qui, possiamo farlo a più riprese e prima da un lato della carta e poi dall’altro. Una volta ottenute le nostre cime, puliamo nuovamente la piastra e scegliamo gli ultimi colori che creeranno la distesa di ghiaccio in primo piano.

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Adesso procedete esattamente come nel primo passaggio e stendete il colore in orizzontale con la piastra piatta rivolta verso il basso (anche qui, come prima, potete ripetere il passaggio se a primo colpo non vi soddisfa).

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Ed ecco qui il nostro sfondo finito! E già vi sento: “si, bello, ma com’è opaco…” e qui ci sta il trucchetto! Visto che stiamo lavorando con colori a cera e, notoriamente, quando si raffredda, la cera si opacizza, noi la freghiamo e strofiniamo (senza paura, non si rovina) il nostro lavoro con della carta assorbente e… magia!

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I colori diventano lucidi e molto più vividi. Questo passaggio di strofinamento, potete ripeterlo anche a distanza di tempo, per ridare lucidità al vostro lavoro (io l’ho fatto a distanza di anni e i colori tornano lucidi e vividi come appena stesi).

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Una volta terminato di utilizzare la piastra, passiamo la cera trasparente e la puliamo con un pezzo di carta assorbente (fate attenzione a pulire bene anche i lati), dopodiché riportiamo il termostato su OFF e la stacchiamo dalla corrente.

Dopo tutto questo papiro, può sembrare difficile realizzare uno sfondo con questa tecnica, ma vi assicuro che ci vuole più a farlo che a dirlo, una volta che si prende dimestichezza con il ferro e con i colori (e ci vuole veramente poco) uno sfondo come questo si realizza in pochi minuti. Vi lascio anche qualche altro esempio di effetti diversi che si possono ottenere con diverse inclinazioni e movimenti del ferro.

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Vi lascio infine un link dove potete trovare i prodotti di cui vi ho parlato oggi http://it.opitec.com/opitec-web/c/zz/cID/c3I6ZW5jYXVzdGljNw==/searchResult.jsf

Spero che questo post vi sia stato utile e buona creatività a tutti!

 

WELCOME AUTUMN

 

Ogni stagione porta con sé la magia del cambiamento e sa regalarci ogni volta emozioni antiche e nuove allo stesso tempo. Tra tutte però, l’Autunno ha un posto speciale nel mio cuore e in qualche modo è sempre stata la mia stagione preferita. Saranno i mille colori e sfumature delle foglie, o le castagne, le zucche, l’uva, i funghi e tutte le altre cose squisite che questi mesi ci regalano. O forse sarà la voglia di rintanarsi un po’ nel proprio nido dopo la calda estate, magari con una coperta e un buon libro, sognando la magia dell’inverno che verrà. Ecco, forse è proprio questa attesa dell’inverno e del Natale che mi fa amare così tanto l’Autunno, ci permette di cominciare a sognare e nello stesso tempo ci regala infinite emozioni già da subito.

E allora diamo insieme il benvenuto a questa coloratissima stagione con una shaker-card dal sapore autunnale! Per questo progetto ho voluto utilizzare delle carte trovate a inizio mese nelle offerte autunnali di Lidl e che sono state davvero una piacevole sorpresa. Ho voluto dare un po’ di movimento e richiamare l’effetto del vento che porta via le foglie realizzando proprio una shaker-card, dove le foglie colorate fanno da cornice agli elementi in movimento.

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E quale elemento ci ricorda meglio l’Autunno della Zucca? E allora eccola qui, centrale e protagonista questa coloratissima zucca, disegnata a mano e colorata con gli spettacolari Prismacolor Premier. Un tocco di polvere da embossing trasparente per dare luce et voilà la zucca è servita!

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Non smetterò mai di stupirmi per la qualità e la resa di queste fantastiche matite! In questo caso ho ovviamente scelto delle gradazioni di arancione e un marrone rossiccio per dare ombre e profondità. Il tutto poi sfumato con il Colorless Blender che crea omogeneità e amalgama alla perfezione tutti i colori.

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A tutti voi lascio l’augurio di uno stupendo e creativo Autnno!

Welcome to the Jungle

“Welcome to the Jungle”, così recita il titolo di una famosissima canzone dei Guns N’ Roses, e così voglio accogliervi io oggi sul mio blog. Un po’ per darvi il bentornato nelle giungle urbane di tutti i giorni, e un po’ per salutare l’inizio di settembre, tenendo ancora però un piede in vacanza, e mostrandovi quattro diverse interpretazioni di uno dei temi che è stato protagonista di questa calda estate. Pronti a esplorare la giungla con me?

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Voglio partire a raccontarvi proprio della card che ha dato il via a questo progetto.

Si tratta di uno sfondo realizzato completamente a mano libera con diverse tipologie di colori acquerellabili: ho iniziato creando delle macchie di colore con i Distress Ink e successivamente ho aggiunto man mano foglie di diverse tonalità di verde con pennarelli acquerellabili, cercando di creare un effetto velatura che desse l’idea appunto di una giungla fitta e selvaggia, dove gli effetti sfumati dell’acqua si incontrano con i tratti più marcati delle foglie in evidenza. Anche la scritta è realizzata a mano e successivamente embossata con le polveri a rilievo. Un tocco di luce con paillettes e strass adesivi et voilà, la giungla è fatta!

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Dal sapore completamente diverso è la seconda card di cui voglio parlarvi. Dopo la giungla selvaggia, qui si entra in un’atmosfera più ordinata, dal sapore esotico e coloniale. Protagonisti di questo progetto sono sicuramente i Distress Ink, in quattro diverse tonalità di verde, questa volta però stesi con il blending tool, utilizzando un bellissimo stencil di Artemio. Sulle foglie ho aggiunto poi giusto un tocco di polvere dorata per dare luce. La scritta questa volta è un timbro Kesi’Art della collezione “Botanical”, stampato su vellum verde e poi embossato con la stessa polvere dorata utilizzata per le foglie.

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Quando si parla di giungla, non so voi, ma io non posso fare a meno di pensare alla versione Disney de “Il libro della giungla” e ai meravigliosi disegni che hanno accompagnato la mia infanzia (e magari anche quella di tanti di voi). Non potevo quindi non presentarvi una card che cercasse di ricreare proprio quella suggestione e quella stessa magia, pur senza riprendere nessuno dei personaggi del famoso cartone, ma tenendo lo stesso concept. Anche qui i Distress Ink fanno da padroni: sono sincera, da quando ho scoperto questi meravigliosi colori non riesco più a farne a meno e trovo che riescano a creare degli effetti davvero meravigliosi, soprattutto per gli sfondi. Le foglie in alto sono state embossate con le fustelle Kesi’Art (utilizzando il tappetino in silicone con la Big Shot), successivamente colorate con un pennarello acquerellabile Impress e poi impreziosite con tocchi di polvere a rilievo trasparente e un leggero passaggio di Wink of Stella trasparente.

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Per la scritta ho deciso di sperimentare qualcosa che non avevo mai fatto. Volevo una scritta centrale, ma volevo anche un disegno che fosse in qualche modo protagonista sempre nel centro. Non avendo a disposizione niente che coniugasse entrambe le cose in modo soddisfacente, ho deciso quindi di provare a “incastrare” tra loro due diversi timbri. Ho dapprima stampato la scritta “life” di Kesi’Art, senza inchiostrare il lato sinistro della prima lettera, e l’ho embossata con la polvere oro. Successivamente ho stampato il Koala di Lawn Fawn (sempre Lawn Fawn anche le lettere che formano la scritta Wild), in modo che sembrasse abbracciato alla L di life (nell’originale è abbracciato a un ramo, che come per la L, in questo caso non è stato inchiostrato). Il koala è stato poi acquerellato con i Distress Ink e impreziosito con accenti di polvere a rilievo trasparente più un tocco di Wink of Stella.

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Per l’ultima card invece, ho voluto cambiare completamente mood e immaginare una giungla diversa e scintillante. E quale materiale rende meglio questo effetto “sparkling” se non la gomma crepla (o gomma eva, o moosgummy che dir si voglia) brillantinata? Protagonista qui è il fenicottero rosa ottenuto con la fantastica fustella XCut (a cui ho fatto il filo praticamente tutta estate), circondato dalla scritta “wild and free” fustellata sempre con un alfabeto Xcut. Per riuscire ad avere una guida per la scritta che non fosse poi visibile, ho embossato il centro con una fustella rotonda Sizzix (utilizzando anche qui il tappetino in silicone con la Big Shot) e ho poi incollato le lettere seguendo il tratto così ottenuto.

Queste le mie quattro interpretazioni della meravigliosa giungla che ci ha tenuto compagnia in questi mesi. E voi, di che giungla siete?